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Posts Tagged ‘romanzo’

mondadori_-_guida_galattica_per_gli_autostoppistiUna geniale ed esilarante fusione di fantascienza e humor.

Adams sembra essersi seduto qualche mese in un bar altamente frequentato ad osservare il traffico di esemplari (almeno teoricamente) sapiens, per poi riunire tutte le contraddizioni e le stravaganze umane in un libro.

Ne ha trovata una tale abbondanza da averci creato un intero universo. Eh beh.  Stupore cercasi.

E’ noto, la definizione di “universo”, descrive un qualcosa di estremamente grande.

Ora, supponiamo qualcuno desideri farsi un giretto turistico del suddetto universo: il viaggiatore medio ha limitate disponibilità di tempo (le ferie sono quelle che sono, noi gente degli anni 2000 ne sappiamo qualcosa), per cui gradisce ottimizzare quello a sua disposizione. Ma soprattutto è uno squattrinato (argomento su cui siamo ancora più ferrati).

E’ così che nasce la “Guida galattica per autostoppisti”.

L’autostoppista infatti è il povero tra i poveri. O il tirchio tra i poveri, dipende. Chiamiamo quest’ultimo risparmiatore per evitare incidenti diplomatici di sorta.

Ma stavamo parlando della “guida”; essa è quindi un fondamentale tomo ricco di nozioni culturali e indicazioni sui migliori ristoranti della galassia.

Sulla sua copertina, la prima regola fondamentale per il viaggiatore dello spazio: “Non fatevi prendere dal panico”, reazione papabile per un individuo che si trovi faccia a faccia con l’immensità e la varietà del cosmo.

Il fatto che la maggior parte delle informazioni in essa contenute sia erronea non è che un dettaglio.

Una meravigliosa pentalogia di romanzi il cui punto di forza non risiede tanto in un filo narrativo centrale, che è assai elementare, quanto in ciascuna delle sue frasi.

Esse sono espressione di una tale stupidità che è impossibile non farsi scappare continue risatine del genere “ehehehehehehe”, accompagnate da relativo movimento lievemente sobbalzante delle spalle.

La fiera della demenza, ma in senso positivo. Non c’è niente di più sano di una risata.

Va detto, se è vero che i primi libri sono splendidi e brillanti, è vero anche che gli ultimi, pur rimanendo letture di qualità, perdono un po’ di smalto e sono decisamente più poveri di humor.

Il volume è una raccolta di cinque libri (originariamente episodi per la radio); vi è quindi la possibilità di godersi tutte insieme le avventure di Arthur Dent e  Ford Prefect, ma ritengo a posteriori che la scelta di affrontarne uno alla volta  porti ad una maggiore godibilità dell’opera, anche perché rappresentano una piacevole pausa da letture magari più impegnative.

Ho appena scoperto che dal primo romanzo: “Guida galattica per autostoppisti”, è stata tratta una versione cinematografica datata 2005 e avente come protagonisti Martin Freeman e Zooey Deschanel. Amo questi due attori e amo la guida. Tempo poche ore e avrò tirato un pedatone a libri e appunti di preparazione del prossimo esame in favore della visione del film, me lo sento.

A tutti i lettori, un saluto dalla Terra, pianeta “praticamente innocuo”.

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978880617948MED “MISERABILE“.

Una parola che non è solo un titolo, ma è la pura essenza di tutto il romanzo. Termine che si ripete incessantemente, martellante, pagina dopo pagina. Insegue il lettore, non gli dà pace.

Esso viene usato in tutte le sue possibili accezioni.

Miserabile è una condizione di vita. Miseria è povertà, è scarso valore materiale, ma è anche un connotato morale. Miserabile è un individuo meschino, ma lo è anche un individuo sfortunato, degno di compassione.

Ognuna di queste sfumature dello stesso termine prende vita nel romanzo di Victon Hugo, all’interno del quale si fa personaggio. Miserabile è infatti la povera Fantine,  fanciulla divenuta prostituta per un errore d’amore e condannata dal pregiudizio; lo è anche Javert e pure i terribili locandieri Thenandier e la loro figlia Eponine, e così Marius,  Cosette…  Ciascuno in modo diverso, ma tutti “miserabili“.

Ma è il forzato Jean Valjean ad essere il miserabile per eccellenza . Il protagonista assoluto di questo tormentato resoconto della condizione umana che è l’opera di Hugo, nel corso della sua esistenza, vive e attraversa ogni tipo di miseria.

Egli è un personaggio di estrema intensità e complessità. Uno dei più belli che la penna di uno scrittore abbia mai creato.

Destinato a non trovare mai pace, ogni volta che, non il suo spirito, ma almeno la sua vita, sembra aver trovato una parvenza di stabilità, tutto si sconvolge di nuovo. In eterno conflitto interiore con sé stesso, luce e ombra duellano costantemente dentro di lui, sottoponendolo a prove durissime e incessanti.

A ostacolare (volendo usare un eufemismo) un grande protagonista, Hugo pone un altrettanto complesso oppositore, l’ispettore Javert. Uso il termine oppositore perché ritengo quello di antagonista troppo forte: include una sfumatura di cattiveria che non è propria di questo personaggio. Javert non è cattivo, è inflessibile. Il suo compito è quello di far rispettare le leggi e di punire chi non lo faccia. Nella sua ottica, il reato è reato, non importa quali siano le circostanze in cui avviene. Non esistono per lui sfumature di gravità. Non esistono attenuanti. La legge è un valore assoluto.

La loro è una lotta che va molto al di là della canonica opposizione protagonista – antagonista, dove la separazione tra giusto e sbagliato non è più così netta e il galeotto diventa l’innocente e l’ispettore si fa persecutore.  Pura meraviglia letteraria.

“I miserabili” non è una lettura facile, ma per chi abbia il coraggio di affrontarlo diventa indimenticabile, entra a far parte dell’anima.

Non è facile perché Hugo è pignolo, maniacale nel dettaglio, tanto da mettere in difficoltà il lettore, che non riesce a trovare spazio per la propria immaginazione.

Pignolo e logorroico. Non introduce personaggio, grande o piccolo che sia, senza descriverne minuziosamente tutti gli aspetti fisici e caratteriali, senza raccontarne la storia personale che precede il suo prender parte alla vicenda. Non nomina luogo o evento storico senza dedicargli pagine e pagine di approfondimento.

Accade così che ad un certo punto l’autore decida di lasciare per un po’ di tempo le avventure di Jean Valjan, per condurti a Waterloo ad osservare da vicino lo svolgersi di tale celebre evento.

Quando finalmente abbandoni il campo di battaglia, sono passati ormai abbastanza capitoli da averti convinto di esserti dedicato alla lettura di un trattato sulla vita di Napoleone e il tornare a seguire le vicende del vero protagonista della situazione, invece che quelle del nano più famoso della storia, provoca quasi un attimo di confusione mentale.

Ma per la fortuna dei meno pazienti e dei “faticon”i, il signor Hugo è anche molto ordinato e racchiude le sue amate digressioni all’interno di libri a sé stanti, che permettono di giocare al salto del capitolo.

Non è facile perché ogni pagina è intrisa di umana sofferenza. Eppure, a diversamente da quanto accade per Notre Dame de Paris, alla fine, si riesce a vedere una luce in fondo al tunnel, a fatica, ma la felicità può essere raggiunta.

Imperfetto, come lo sono tutti i capolavori.

Per chi ama leggere, una delle letture più importanti della vita.

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Avete visto “Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile” o letto il libro da cui è stato tratto? Si? Sono contenta per voi, fatemi sapere che ne pensate;  io, al momento, so giusto che esistono.

Prima o poi porrò rimedio a questa mia mancanza (ho visto vagare il libro per la camera di mia madre giusto ieri e ci siamo presentati e cortesemente dati appuntamento per il futuro). Nel frattempo il richiamo mi torna utile per creare un riferimento a cui collegare il nome di Peter Cameron. Peter, non James. Quello è il regista di “Titanic” e “Avatar”.

“Gentili signori Caroline Gund, Arden Langdon, Adam Gund

Ochos Rios (Tranqueras) Uruguay

Signori, mi rivolgo a voi, quali esecutori testamentari della proprietà letteraria di Jules Gund, per chiedervi l’autorizzazione a scrivere una sua biografia”

Omar Razaghi ha ricevuto dall’università del Kansas una borsa di studio perché scriva la biografia di Jules Gund, emblematico  scrittore morto suicida. Si può dire che questo sia l’avvenimento chiave di un libro in cui, in fondo, accade ben poco. Il che è comunque vero solo in parte, dato che, a causa di ciò, la vita di sei persone deraglia dai binari della quotidianità in cui ciascuno si è rinchiuso.

A Cameron non interessano tanto i fatti esterni, quanto i moti interiori che conducono ciascuno dei suoi personaggi ad affrontare il proprio stato, a porsi delle domande e ad avere il coraggio del cambiamento. Suddetti moti originano dalle interazioni che essi stabiliscono tra loro, così diversi eppure così simili per condizione di vita. Un processo velatamente teatrale, come lo stesso Giuseppe Montesano afferma nell’introduzione.

Delicato nel suo modo di scrivere, l’autore non rivela mai niente più dell’essenziale e a fine lettura i suo personaggi sono per noi in gran parte ancora un mistero.

Più di tutti Jules Gund stesso: egli è, anzi è stato, scrittore, fratello, marito, padre e amante, ma come egli abbia realmente vissuto tutti questi aspetti del proprio essere non lo sapremo mai, come non sapremo mai quale turbamento lo abbia condotto al suo finale gesto estremo.

Unico assente della storia, in quanto deceduto precedentemente allo svolgersi dei fatti narrati, Jules pare a volte soppiantare perfino Omar e quasi esserne il protagonista principale. La sua è una presenza costante, fatta di silenzio, di non detto, di mistero.

Un romanzo introspettivo; non toglie il fiato per l’attesa, non sorprende per la potenza della personalità dei personaggi, eppure in grado di catturare e tenere viva l’attenzione. Anche in questo caso, per non più del tempo necessario: un libro moderatamente breve, di facile lettura, interessante.

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Non solo un capolavoro, non solo uno dei miei libri preferiti, ma anche uno di quelli che maggiormente ha influenzato la mia vita.
Se fin dai 14 anni credo in maniera incondizionata nell’amicizia, lo devo proprio alla lettura di quest’opera.
Athos, Porthos e Aramis, appunto i tre moschettieri, e D’Artagnan, il giovane guascone ultimo arrivato del gruppo. Quattro uomini per il cui confronto il termine “diversi” non basta.
Spesso la vita li porta lontani anni e chilometri e, ancor peggio, a combattere per persone e ideali contrapposti, e quindi l’uno contro l’altro. Ma il loro legame è talmente profondo e sincero, che finisce con l’avere sempre la meglio su qualsiasi altra forza.

la Francia di Luigi XIII e di Richelieu offre uno sfondo perfetto per le avventure di questi uomini coraggiosi, dal carattere forte e dal cuore grande. E per un romanzo avvincente ed appassionante.

Sarà un caso che il cinema rispolveri periodicamente quest’opera come copione?

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Emma Woodhouse ha deciso di non sposarsi. Fatto piuttosto originale per una donna dell’Inghilterra sette-ottocentesca.
Ed è proprio per questo che finirà con l’innamorarsi perdutamente.
La vita, del resto, si impegna a stravolgere ogni nostra convinzione.
A rubarle il cuore non sarà un giovanotto sveglio e affascinante,dai modi garbati e accattivanti, ma l’uomo riservato che segretamente la ama da quando era ancora bambina e che veglia su di lei restando in ombra, osservandola mentre corre incontro alla vita, pronto a rinunciare a lei pur di vederla felice.
Pochi segni rivelano il debole di questo cavaliere per la brillante miss Woodhouse; al lettore l’abilità di coglierli.
Come ogni profondo sentimento che si rispetti, l’amore germoglia in Emma senza che essa se ne accorga.
La strada è lunga, gettatevi nella lettura.
Jane Austen dichiarò di aver costruito il personaggio di Emma in una maniera tale che solo a lei sarebbe piaciuta. In effetti una ragazza ricca, legata a tutte le convenzioni sui ceti sociali, sicura di avere il mondo in tasca è difficile che attragga immediata simpatia. Eppure io adoro Emma.
Personalità spumeggiante,intelligenza vivace, voglia di vivere, ricerca continua del lato positivo delle cose, tutto questo la rende una donna straordinaria. Ma soprattutto Emma sbaglia, in continuazione. Ma alla fina ha il coraggio di ammettere i propri errori, di guardarli in faccia affrontandone le conseguenze. Quanti possono dire lo stesso?
Tra le eroine della Austen, di norma già piuttosto “evolute” di nascita, è forse quella che va incontro ad una maggiore crescita. Si, per questo la amo. Perché la incontri ragazzina e la saluti adulta.
Quanto al resto, Jane Austen si rivela costantemente una scrittrice straordinaria: abilissima nel delineare il carattere, e perfino le movenze di un personaggio semplicemente facendolo parlare. Studiatene i dialoghi, la costruzione dei periodi, l’evolversi dei fatti: la vedrete sorridere, storcere il naso, perfino sperare.

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