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Bridget

Lunedì, uno di quelli grigi e piovosi tipici di novembre, in cui il tuo unico desiderio, per non parlare proprio di istinto, è quello di rimanere in stato letargico, protetta da una soffice tana di piumone. Nel mio caso due piumoni. Superfluo dire che invece ovviamente devi uscire, causa lezione con obbligo di frequenza. Evviva.

Quindi esci: traffico disumano, nonne centenarie a piedi ti superano facendoti le pernacchie. Dopo tempo indefinito, raggiungi la stazione, riesci a prendere il treno, che però non parte. Mentre attendi che il poderoso, moderno mezzo di trasporto si attivi, una ragazza giapponese ti viene in contro con un sorriso a 133 denti porgendoti il suo cellulare rosa. La guardi con aria interrogativa. Continua a sorridere e a porgerti il cellulare, facendo segno di si con la testa. Prendi il telefono e ti ritrovi a dare indicazioni ad un tipo che ti parla mezzo in italiano e mezzo in giapponese. Terminata la singolare esperienza, il trabiccolo finalmente si muove. Arrivi alla fermata del bus per l’università alle 14.06, peccato per la partenza prevista per le 14.05. Bus successivo? Alle 14.45.  Allora decidi di prenderti un caffè per svegliarti e ripararti dalle intemperie. Prima la simpaticissima barista tenta di darti un resto minore di quello che ti spetti, poi ti schiaffa malamente davanti un caffè normale dopo che glielo avevi chiesto macchiato in tazza grande (problemi da italiani).

Quando finalmente arrivi a lezione, te ne sei già persa mezza, hai i pantaloni fradici perché, ehehehehehehe, pioveva a vento, e i tuoi capelli sono in uno stato tale che ti aspetti che da un momento all’altro ti piombi addosso una scimmia urlando “Simba, sei vivo!”

Mi fermo qui.

Molto bene, simpatica ragazza, mi dispiace davvero che tu sia così sfigata, ma non dovevamo parlare di libri?

Il punto è che la forza dell’opera di Helen Fielding sta proprio in questo: non in mirabolanti avventure, intrecci di storie, colpi di scena, o misteri ma nel fatto che è tremendamente facile sentirsi come Bridget Jones. Cioè? Uno sfortunato disastro ambulante.

Bridget infatti non ha niente dell’eroina dei vecchi romanzi che ci piacciono tanto, non ha un carattere costruito e complesso, al contrario.  E’ la pasticciona imbranata che si nasconde in ogni donna.

Ne deriva una lettura semplice ma allegra, perfetta anche per fare un po’ di esercizio di inglese.

Sentirsi come la protagonista è talmente facile che, a quando pare, qualcuno ha cercato di adottare il suo stile di vita, probabilmente nella speranza di trovarsi a rincorrere in mutande nella neve un meraviglioso Colin Firth. Cito il fondo della copertina del libro: “HEALTH WARNING:Adopting Bridget’s lifestyle could seriously damage your healt”.

Cara Bridget, pensa, c’è qualcuno che forse è messo peggio di te!

Film Title: Bridget Jones: The Edge of Reason
*handout*

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