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“Gatsby believed in the green light, the orgastic future that year by year recedes before us. It eluded us then, but that’s no matter—to-morrow we will run faster, stretch out our arms farther… And one fine morning –

So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.”

Non credevo che sarebbe successo ma, come dice il saggio, “mai dire mai”.

Una volta tanto, ho apprezzato molto più la versione cinematografica che il libro stesso. Possibile?

Non credo che la colpa sia da riporre nella lingua. Ho infatti affrontato il testo in inglese, ma mi sono trovata davanti ad un linguaggio estremamente semplice e lineare, tanto da poter affermare con sicurezza di non essermi persa nulla.

Il romanzo ha, a mio parere, un andamento ascendente. Mi spiego.

L’inizio è piuttosto anonimo, privo di guizzi, in certi punti anzi, prende proprio una piega noiosa. La tentazione sarebbe quella di rinunciare. “Grazie Fitz, un’altra volta magari. Forse non sono pronta”. Ma poi ha il sopravvento l’orgoglio: perché farsi scoraggiare da un libro che non raggiunge le 200 pagine? Sia mai! In oltre ci sarà pure un motivo per il quale è annoverato tra i capolavori della letteratura americana. Abbindolata dalla perfetta logicità di quest’ultimo ragionamento, vai avanti.

[N.B. Ricorro all’uso del femminile perché sono una “signora” e riporto la mia personale esperienza]

Proseguendo con la lettura, questa si fa più accettabile, comincia davvero a succedere qualcosa, il che ti porta ulteriormente avanti, fosse solo per la forza della curiosità.

Ma sono i capitoli finali quelli che valgono la pena del viaggio. Intensi e drammatici quanto mai ti si saresti aspettata. Finalmente emerge lo scopo dello scrittore, finalmente i caratteri, fino a pochi momenti prima poco interessanti, si rivelano e regalano emozioni.

Un finale ineluttabile come il destino; ecco il vero capolavoro dell’opera di Fitzgerald.

Nonostante il tedio iniziale, fin da subito Jay Gatsby appare sulla scena come una figura intrisa di mistero ed emanante un fascino magnetico.

Al principio non è che un nome sulla bocca di tanti, quasi una leggenda. La sua prima apparizione la fa solo tramite la propria ombra tra gli alberi. Poi l’incontro, quasi casuale, con Tom, la voce narrante. Ma è durante il finale che si svela in tutto il suo essere: un uomo grande, elegante nel vestire come nei modi di fare, fragile e ingenuo come i suoi sogni e le sue aspettative. Non si può fare a meno di amarlo e compatirlo, nella sua ostinata fede verso le proprie illusioni.

Mi è oggi chiaro perché sia stato affidato a Robert Redford il difficile compito di portare questo complesso personaggio sul grande schermo.

Il modo di scrivere dell’autore è elegante e poetico quasi quanto il suo protagonista e il mondo del quale fa parte, fatto di feste, grandi palazzi, luci e vestiti sgargianti, in un’atmosfera anni ’20, va detto, talmente perfetta da essere quasi respirabile.

Concludendo, nel suo complesso, ammetto che questo libro è stato per me una delusione, ma è vero anche che non lo è stato in maniera totale, perché, quando tutto sembrava perduto, ha saputo inaspettatamente conquistarmi.

Una nuova rivisitazione cinematografica del dramma di Gatsby è attesa nel giro di pochi mesi; in essa Robert Redford sarà sostituito dal non certo meno grande Leonardo Di Caprio e Carey Mulligan prenderà il posto di Mia Farrow. Chissà cosa quel pazzo visionario di Baz Luhrmann sarà riuscito a leggere tra le pagine di questo vecchio (ma neanche troppo) classico…

[Intanto ammirate qua sotto i due protagonisti “uscenti” in tutta la loro beltade e magnificenza 😉 ]

 

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